La sintesi fatta in questo rapporto suggerisce che la profondità della futura superficie di scorrimento non possa essere interpretata esclusivamente come il punto nel quale vengono per prime soddisfatte le condizioni di resistenza del criterio di Mohr-Coulomb. Tale criterio definisce infatti le condizioni di rottura, ma non descrive il percorso evolutivo attraverso il quale la massa rocciosa raggiunge tali condizioni.
Secondo questo approccio, nei versanti caratterizzati da alternanze di livelli rigidi e deformabili, la localizzazione delle deformazioni rappresenta un processo progressivo controllato dalla distribuzione delle tensioni, dalle proprietà reologiche dei materiali, dal grado di confinamento e dalle condizioni idrogeologiche. Gli orizzonti che accumulano deformazione irreversibile più rapidamente tendono a evolvere verso condizioni di danneggiamento crescente, riduzione della resistenza e sviluppo di bande di taglio localizzate.
In questa prospettiva, la superficie di scorrimento può essere interpretata come il risultato finale di una competizione evolutiva tra differenti superfici potenziali presenti nell'ammasso roccioso. La superficie che emerge non è necessariamente quella caratterizzata dalle massime tensioni, ma quella nella quale il rapporto tra stato tensionale, deformabilità, viscosità, pressione interstiziale e degradazione progressiva della resistenza consente il raggiungimento più rapido delle condizioni critiche.
La presenza di acquiferi in pressione può modificare profondamente tale processo, riducendo le tensioni efficaci, favorendo il creep e accelerando la localizzazione delle deformazioni nei livelli circostanti. In molti contesti geologici l'evoluzione della falda può quindi assumere un ruolo determinante nella selezione della superficie di scorrimento dominante.
La deformabilità dell'ammasso roccioso non viene pertanto considerata un'alternativa al criterio di Mohr-Coulomb, bensì il suo complemento naturale. Da un lato il criterio di Mohr-Coulomb stabilisce quando una superficie raggiunge la rottura, dall’altro l'analisi della deformazione progressiva consente di comprendere dove e con quale velocità il sistema geologico evolve verso l'instabilità. Una descrizione realistica delle frane profonde richiede quindi, secondo queste ricerche, l'integrazione tra resistenza, deformabilità, processi di danneggiamento e condizioni idrogeologiche all'interno di un unico quadro interpretativo.
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